Siamo forse davanti alla prima vera svolta nel “Caso Contador”: l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) non ha trovato alcuna traccia di Clenbuterolo nella carne sottoposta ai test ad Irùn, località basca dove venne comprata la bistecca che Contador e alcuni suoi compagni mangiarono tra il 20 e il 21 luglio.
Viene minata gravemente la tesi difensiva di Alberto Contador, ossia l’aver mangiato carne contaminata con il Clenbuterolo.
La tesi di Contador sembrava essere avvallata dal fatto che il Clenbuterolo, il cui uso è vietato in allevamento, viene impiegato illegalmente da alcuni allevatori al fine di aumentare la massa muscolare e ridurre i livelli di grasso nel bestiame prima della macellazione.
La Wada ha anche riferito di essere in possesso di una relazione dell’Unione Europea sull’analisi di quasi 300.000 campioni di carne testati nel corso del 2008. In quel caso solo un unico campione ha dimostrato la possibilità di contaminazione con Clenbuterolo.
C’è anche uno studio della facoltà di Tecnologia Alimentare dell’Istituto di Veterinaria di Zagaria, pubblicato nell’edizione di giugno della rivista Meat Science, che specifica per quanto tempo il clenbuterolo rimane attivo dopo essere stato iniettato nei suini. In base ai risultati dopo solo due settimane dall’iniezione di Clenbuterolo in un suino, i livelli scendono al di sotto del valore rilevabile nei controlli anti-doping. Secondo la Wada quindi Gli allevatori di bestiame che infrangono le regole, non macellano gli animali illegalmente ingrassati fino a 20 giorni prima per due motivi: in primo luogo per non essere catturati nei controlli effettuati sulle carni; per consentire agli steroidi anabolizzanti di avere il loro pieno effetto ingrassante.
In conclusione l’Agenzia Antidoping ritiene che i risultati su Contador mostrano certamente una minima quantità di Clenbuterolo ingerito, ma che ciò non dipende assolutamente da carne contaminata.
Non si fa attendere la risposta da parte dei legali di Contador che mettono in dubbio la credibilità della relazione fatta dalla Wada: Non è possibile stabilire che la carne non sia stata contaminata. In realtà tutto il lavoro svolto si è limitato a chiedere al macellaio in questione se è stata venduta la carne con tutti i requisiti sanitari necessari, ricevendo la risposta prevista. Questa è stata presa sulla parola, senza alcun tipo di interrogatorio. Lo stesso è stato fatto con i diversi fornitori. Nella documentazione inviata non esiste prova che Wada abbia svloto qualsiasi tipo di analisi sul macellaio in questione, molto meno nei macelli che sono menzionati. Per quanto riguarda le informazioni sui controlli nell’Unione Europea su animali destinati al consumo umano e soprattutto sulla carne bovina, la relazione dell’UCI è limitata perché considera buone le informazioni ufficiali, secondo le quali ciascun paese membro deve controllare solo lo 0,4% dei bovini macellati l’anno precedente.
La battaglia è aperta!
Lorenzo Valdameri







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