Tour de France — 20 luglio 2010

L’undicesima tappa del Tour de France ha visto materializzarsi per un istante sulle roventi strade de La Grande Boucle la tradizionale Corsa dei Tori di San Fermin.  Il toro scatenato in questione è Mark Renshaw che da buon gregario ha iniziato ad incornare per ben 3 volte Julian Dean, reo di aver allargato troppo il gomito.  Uno “scontro tra gregari” nel quale ha avuto la meglio Renshaw, che ha completato il lavoro chiudendo Tyler Farrar, giunto poi terzo al traguardo. Chissà se senza l’intervento dettato dalla “paura di cadere” (definito così dalla difesa del suo capitano) di Renshaw, si sarebbe replicato lo sprint vincente di Farrar su Cavendish, già visto durante la terza tappa della Tirreno-Adriatico 2009.

E sono quindi 13 per “Cannonball” che saluta, ringrazia il fido gregario e supera il “Re Leone” come numero di vittorie di tappa al Tour.

Un finale che però lascia in bocca quel retrogusto amaro dello sport che abbandona l’etica del rispetto dell’avversario per abbracciare in pieno l’istinto del primeggiare a tutti i costi.

Sempre più di frequente si vedono gomiti un po’ troppo larghi e chiusure un po’ troppo estreme durante i finali di tappa, vedi per esempio l’ultimo Giro d’Italia, caratterizzato dalle molte cadute rovinose. Ritorna alla mente la seconda tappa della “Corsa Rosa”, vinta tra l’altro da Farrar (ndr Amsterdam – Utrecht).

Ma anche atti di reazione rabbiosa come i pugni sferrati da Cadel Evans ai danni di Daniele Righi, colpevole a suo dire di rompere i cambi, nella tappa di Porto Recanati – Cesenatico, chiusa con una multa ai danni del campione del mondo.  Anche nel caso di Renshaw si parla di multa di 150,00 euro ed esclusione dal Tour.

Il ciclismo è da sempre un esaltazione di tutto e del contrario di tutto, dagli anni eroici, leggendari di Coppi e Bartali, agli anni bui del doping, la piaga di fine millennio. Bisogna appellarsi quindi al verde della maglia da oggi riconquistata da Petacchi dopo 7 anni e che stavolta vuole portare fino agli Champs-élysées. Verde come il colore della speranza che lo sport più bello, più faticoso e legato di più alla storia del nostro paese, che ha mostrato il volto dell’Italia agli italiani, ritrovi la via della correttezza, sportiva, morale e del rispetto dell’avversario.

Per l’immagine: Flickr

Lorenzo Valdameri

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